..”Cari Zunco, Lupo E Pedi (Introverso) Pedi”…

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Enjoy The Silence

Vorrei tacere ma non posso. La gente mi fa sempre più schifo e detesto il nostro tempo, miserabile e vuoto. Ci sono momenti in cui bisognerebbe davvero tacere per dar vita al “rispettoso silenzio” che un tempo neppure troppo lontano, si offriva ai caduti nelle tragedie, o alla sofferenza altrui che non si poteva nemmeno immaginare, calda sulla pelle nostra. Quel tempo non c’è più, trasformato dall’imbruttimento “social” che amplifica e diffonde la voce di ogni cretino senza vergogna e senza umanità. Volevo tacere ma non posso, perché bisogna dirlo che siamo circondati da cretini, che a loro volta fanno proseliti tra i cretini. Perché ho pensato che forse è bene denunciare il cretinismo, così che lo si possa scacciare ed emarginare, fino a portarlo a rinchiudersi in un ghetto fatto solo di cretini. È avvilente leggere la vegana che imputa la catastrofe di Amatrice al karma, è ripugnante scoprire che il razzismo più becero si è impossessato della povertà di chiunque, che a cuore freddo vorrebbe “scacciare il clandestino dall’albergo a quattro stelle” e deportarlo a spalare, per poter dare asilo “alla gente nostra”. (Vorrei prenderli uno per uno questi nazionalisti dell’ultima ora e portarli negli alberghi di teli di plastica di Rosarno, e mettere quelle povere anime nere nelle loro case espropriate) . È mortificante leggere che Dio si vendica così per “l’abominio delle unioni civili”. È persino umiliante leggere lo sciacallaggio a sfondo politico quando ancora nemmeno si è finito di estrarre corpi di vivi o di morti da sotto i cumuli delle pietre. Il pentastellato piemontese che denunciava il ritardo dell’arrivo dei soccorsi, evidentemente avrebbe potuto provare a cercare su Google Map l’ubicazione dei luoghi colpiti, prima di dichiarare al mondo tutta la sua inutile stupidità. Facciamo tutti un po’ di silenzio, e qualcuno nemmeno tenti di dare la propria solidarietà, aggiungendo “però era prevedibile”, perché allora sale la rabbia oltre che la desolazione. Rabbia che fortunatamente non può diventare violenza, rinchiusa com’è dietro un monitor. Come quando vedo i selfie di un coglione. Arriverà il tempo in cui si dovrà parlare, arriverà il tempo in cui chi potrà si dovrà adoperare per vigilare e denunciare, perché non accada quel che la storia recente ci ha già insegnato, perché la sofferenza altrui non diventi perenne. Ma ho idea che quel tempo sarà quello in cui ci sarà più silenzio.
(Sono vicina a chi soffre)
Rita Pani(APOLIDE)

The Boat That Rocked

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