Archivio mensile:agosto 2012

…”Pecché So’.. Ma.K.0.”..

A Colpi Di Bacchetta Magggica On —> duello-di-magggi-ah-052012

Stay Tuned! 😉

Annunci

(George) Best. Off. (..)

Stereo On!

“Quando Ti Trovi D’Accordo Con La Maggioranza, E’ Il Momento Di Fermarti A Riflettere” …

https://radiocrosslime.wordpress.com/2012/07/18/ciao-grande-uomo/#comments 19/07 …

No.No. No Need To Argue! [“Goliardia” Time MODE ON]

..OnDeGo..

8|

Signori/e Noi Non Riusciamo Più a Vedere…

Signori/e Noi Non Riusciamo Più a Vedere...

La Libertà

+/-

Priceless..

Per I Senza Palle, I Para/Leccaculo, Gli Oppressori, I Dittatori, I Vigliacchi, I Viscidi, Gli Sfigati. Anche E Soprattutto Per Loro.. 

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI ? [!!!]

Questa frase ha finito per sintetizzare grossolanamente il pensiero di Machiavelli, che certo non è il primo filosofo ad aver cercato di capire la politica in chiave razionale e scientifica. Il problema dell’organizzazione sociale ed in definitiva dell’amministrazione e del mantenimento del potere è stato affrontato in ogni epoca ed in ogni civiltà anche fuori da modelli precomprensivi di tipo morale.

Ma tra tutti i trattati quello rinascimentale de’ “Il Principe” di Machiavelli  ha conquistato la fama di essere obiettivo, realistico fino a diventare paradigmatico per molti individui desiderosi di arrivare al potere o di mantenerlo. Un “vangelo” dell’arte politica dal quale non ci si può sottrarre come se contenesse verità incontrovertibili e spassionate. Ma è veramente così?

Alla base del pensiero di Machiavelli c’è una lettura pessimistica dell’uomo di per sé è fuorviante come quella ottimistica. Un pregiudizio di fondo che al pari di quello seguente di Hobbes vede l’uomo “lupo nei confronti degli altri uomini”, teso  alla affermazione di se stesso, spontaneamente votato alla sopraffazione del suo simile, perché questa sarebbe la sua natura: la natura stessa, la vita in cui la legge  selettiva vuole che il più forte emerga a discapito degli altri. E’ quel desiderio di vivere di Schopenhauer e di Nietzche che suona come una condanna o come un destino da esaltare,  comunque da cui non ci si può sottrarre. Per quanto si beli il contrario le cose stanno così (solo così?).

Nel suo bel libro su Machiavelli Gabriella Brusa Zappellini scrive:

“Un desiderio di pienezza e di affermazione caratterizza,infatti,i tratti più propri e originari dell’indole umana, un appetito inestinguibile che affonda le sue radici nella fisicità degli istinti e nella loro spinta vitale all’autoconservazione/Ogni uomo, infatti, avverte dentro di sé l’irruenza impetuosa e virile della vita come una energia espansiva che naturalmente lo spinge a dilatare il proprio campo d’azione a scapito di quello altrui. Di qui l’inevitabile prova di forza, la gioia della sopraffazione e la mortificazione della rinuncia” (ed.Rusconi 96 pag.12).

La stessa autrice ricorda come Freud vedesse dunque l’individuo in contrapposizione alla civiltà, da una parte l’es, la forza vitale e dall’altra il suo contenimento attraverso le leggi e la morale (super-io).

In estrema sintesi (anche se non è facile ma ci provo) andando a fondo, i veri dominatori sono nel DNA, i “geni”: gli individui non sono altro che veicoli provvisori della conservazione della specie e della vita. Lo stesso istinto di sopravvivenza che regola automaticamente le specie animali  ha spinto l’uomo (ormai dissociato dai meccanismi regolatori naturali)  a darsi strutture comportamentali per compensare quanto è venuto meno. Prima ci pensava l’inconscio poi è iniziato il casino del “fai da te”. In altri termini la complessità di una forma come quella umana ha dovuto creare una impalcatura organizzativa e normativa capace di sopperire alla frattura creatasi tra istinto e mente. Infatti le aree del cervello umano: istintuali, emotive e razionali funzionano a compartimenti stagni ma pur sempre necessitano di un’armonia che l’uomo, inteso  singolarmente e nel suo genere, ricerca costantemente: il bene del singolo in funzione di quello della sua specie.  E’ dalle basi biologiche, etologiche eppoi antropologiche  che bisogna ripartire per vedere se è esatta, o meglio esauriente la descrizione pessimistica dell’uomo di Machiavelli.

Ci sono specie in natura in cui l’individuo conta esclusivamente in quanto parte del gruppo. Le formiche, le api, le termiti (…)  si sacrificano per il gruppo. L’istinto di conservazione individuale è sottomesso a quello del mantenimento della vita del formicaio, dell’alveare o del termitaio. Ma anche nelle specie superiori si può può verificare la precedenza dell’istinto di conservazione della specie  su quello individuale. Ciò tra diversi mammiferi, erbivori e carnivori, e pure tra i primati. La proliferazione non è fine a se stessa  ma è vincolata all’ambiente nell’ adeguamento alle risorse altrimenti giocherebbe a sfavore della specie. Gli individui vengono “frenati” assumendo   un ruolo subordinato al mantenimento della specie , le stesse lotte maschili per la supremazia avvengono in funzione di questa: l’individuo, in un modo o nell’altro finisce per essere al suo servizio  anche quando  divora il suo simile (come può succedere tra gli aracnidi) per legge selettiva.

L’uomo si è dissociato da certi meccanismi istintivi di regolazione (individuo-gruppo-ambiente)   e deve rimediare con forme complesse al cui apice si trovano le norme comportamentali ma, nella sua base istintuale, rimane a servizio del suo genere per cui la contrapposizione individuo e gruppo , individuo ed individuo non è prioritaria. Essa diventa rilevante in condizioni artificiose createsi in seno alla società o per situazioni ambientali,  per esempio con l’aumento della popolazione (importanti sono le indicazioni derivate dagli studi sugli animali costretti a vivere in condizioni di sovrappopolazione ) e non è detto che un certo tipo di distruttività umana non dipenda anche da fattori di contenimento (ammazzandosi a vicenda si riduce il numero) di questo tipo. Ciò significa che per quanto l’uomo creda di essere sovrano del suo destino e della sua storia svariati fattori inconsci biopsichici (al di là di quelli che stanno sotto la lente della psicoanalisi ) continuano a dirigerlo, o per lo meno, interagiscono nel suo cammino: In natura la specie è più importante dell’individuo e la sua salvaguardia fa sempre da sfondo.

Dalle osservazioni sulla vita di tribù non civilizzate (dal tipo di civiltà come è intesa dall’uomo moderno) si possono rintracciare schemi comportamentali  primitivi fino all’origine dell’uomo. L’individuo risulta  generalmente   “parte inscindibile” del gruppo e non contrapposto ad esso. Il senso di solidarietà è dominante come quello esistente in un branco di elefanti o di lupi. E tutto ciò “naturalmente”, evitando che il senso di affermazione individuale prevarichi sulle esigenze conservative del gruppo. La visione dunque di un mondo umano fatto da individui in lotta tra loro per la supremazia non corrisponde alla realtà: esiste anche questo aspetto ma è  subordinato alla conservazione della specie. Il senso del civismo anziché una imposizione esterna od una costrizione si rivela invece come una pulsione specificatamente umana per elevare il sociale . Ciò insieme ad altre pulsioni terziarie verso il bello (avere un territorio pulito,  attraente, manufatti apprezzati… ) e la fede in una realtà trascendente. Solo per una deformazione artificiosa ( non per questo non reale ) il civismo diventa un sistema coatto in contrapposizione all’individuo. Abbiamo dunque due tendenze: l’una positiva che si basa sulla collaborazione, sulla solidarietà, sull’impegno liberamente scelto (nel caso migliore)  da ogni singolo di realizzare bene la sua funzione ed un’altra negativa in cui la competizione travalica in sopraffazione: il civismo si trasforma in un sistema coercitivo di norme atte a consolidare il potere . La vita si complica di artifici creati per mantenere il sistema mettendo a rischio la stessa sopravvivenza del gruppo (infatti viene a mancare il fine naturale che è la sua sopravvivenza  nel modo migliore possibile).

La visione pessimistica di Machiavelli dell’uomo finisce per alterare il resto delle sue diagnosi.   Dario Bernazza (“o si domina o si è dominati”ed. Messaggerie del Libro 1980)  evidenzia diversi punti deboli del “Principe” partendo proprio dall’analisi storica. Non è vero che nella storia i temuti potenti  hanno mantenuto il potere, semmai è proprio il contrario. Sono pochi i dittatori morti di morte naturale e nell’esercizio del loro potere. Ma sono diverse le contraddizioni e le debolezze del pensiero di Machiavelli che, certamente ha il merito di aver tentato di superare diversi pregiudizi con una disamina realistica, ma immettendo altri pregiudizi e parzialità .

Vero invece che molti hanno cercato di rendere la storia machiavellica, ma è un artificio che non corrisponde alle pulsioni umane più nobili . Certo esistono devianze tra cui la paranoia, quel senso di onnipotenza infantile che lo sviluppo armonico dell’essere finisce normalmente per risolvere : quando ciò non avviene la storia diventa una lotta di prevaricazioni, dove il fine giustifica i mezzi.   Anziché civiltà si è fatta molta anti-civiltà basandosi sulle devianze non sul lato sano dell’uomo.

Oggigiorno quando c’è un attentato non si sa se è veramente da attribuire a questo o a quel gruppo di fanatici o allo stato che l’ha subito . Storia vecchia: si fa un attentato e si dà la colpa a certe fazioni, oppure esse vengono pilote dall’interno tramite i servizi segreti. Nerone che incendia Roma dando la colpa ai cristiani (a latere: nulla di certo, anche qui una mossa demagogica a posteriori) non ha fatto che applicare con cinismo la regola che il fine giustifica i mezzi. E via dicendo su vari accadimenti sociali e politici la cui convenienza è o sembra pilotata ad arte.

Sentiamo il già citato Bernazza: “Moltissimi uomini, e Machiavelli per primo, sono convinti che il delinquere si accompagna necessariamente all’esercizio del potere, ossia che è impossibile governare onestamente (…).Ma riflettendo meglio, si scopre che un uomo politico,il quale sa che accettando il potere dovrà poi esercitarlo disonestamente, e tuttavia lo accetta, è un malfattore <già prima> dell’accettazione, e quindi <lo è in sé e per sé,e non a causa del potere>. e’ il principe disonesto, quindi, che inquina il potere, e non viceversa” (pag 146 ,op. cit.).

Ancora il Bernazza evidenzia come il consiglio di Machiavelli al principe di farsi temere (ma non odiare) evitando  ogni amabilità vacilla: in realtà chi è  soltanto temuto finisce   per farsi odiare. Solo l’ipocrisia lo circonda, avvoltoi che approfittano della situazione pronti a divorare  il leone appena in difficoltà. Anche il tiranno che diventa mito in un clima di follia collettiva (il nazismo) per quanto crei strutture informative ed educative, o meglio, di addestramento verso il culto del potere (la messa in atto di un artificio)può reggersi. Le coscienze migliori si sottraggono alla morte del branco poiché, vuoi la ragione vuoi l’istinto di sopravvivenza della specie,   incanalano in loro tutte le energie per capovolgere la situazione. Del resto, il detto “il fine giustifica i mezzi” nella storia è stato applicato con pieno successo e legittimamente proprio per liberare e non per dominare. Si pensi a Perlasca ed a Schinderlist. Quante volte invece, usato a fini di dominio,  si è rivelato un’arma che si è rivoltata contro  chi l’ha usata!

Machiavelli ha ben chiaro che la società deve procedere in modo virtuoso e quindi che non si può permettere una libertà assoluta (ognuno fa quello che vuole) : in tal caso si ritornerebbe nel caos e negli abusi, la libertà di uno a danno dell’altro. Ma la morale del principe è diversa: lui può prevaricare, concedersi libertà non concesse agli altri. Come è possibile mantenere sano e virtuoso il corpo della società sotto una testa che  delinque? Il principio culturale di tutti i mammiferi è solo uno: l’esempio. La scimmia impara dalla madre a schiacciare le noci, impara come gestire le relazioni col branco osservandola. Ognuno cerca di riprodurre l’esempio genitoriale (il principe è una genitorialità) e se non gli è permesso creerà una barriera distruttiva contro di essa:   solo per paura ( ma per quanto?) fingerà il consenso. In altri termini il modello del principe di Machiavelli si traduce in una struttura artificiosa, ingannevole contro gli interessi naturali del gruppo e dei suoi stessi capi-branco.

Ma il fine dell’uomo è il potere? Obiettivamente l’aspirazione ad esso  è presente dappertutto: in una famiglia, in  una scuola,  ospedale,  banca, associazione…    quante liti per comandare , per ritagliarsi un po’ di importanza! Qui Machiavelli coglie nel segno:  potere è avere dominio di se stessi, delle proprie passioni. Su di esse proprio la voglia di sentirsi migliori, di comandare, di avere gli altri sottomessi, in altri termini : il potere di evitare che la paranoia infantile sommerga quell’io adulto, responsabile, attento ai rapporti secondo giustizia. Un uomo che ha il potere su se stesso, il cui ragionamento arriva alla verità  di ogni umano problema, che non cede ai luoghi comuni, non può che guidare. La verità stessa si impone per chi non la teme ma ne fà motivo di vita. Per far questo non può non essere onestissimo con se stesso: la verità premia infinitamente di più che le menzogne e le illusioni di comodo (che anzi finiscono per mettere nei guai).

Potere è risolvere situazioni umane difficili sia nel campo psichico, medico, educativo, economico… Trovare la soluzione giusta al momento giusto, agire per rendere la propria ed altrui vita più dignitosa, serena, costruttiva. Potere è non essere vittime degli inganni e smascherarli. Io non credo che chi confida solo in questo mondo possa davvero fare qualcosa di costruttivo ed evolutivo, credo che solo afferrandone il senso, o meglio cercandone il senso (il potere della ricerca in tutti campi) si trasferiscano naturalmente le proprie conquiste anche nella vita ordinaria. La fede non è un’astrazione nè una credenza, è una pulsione che dà i suoi frutti durante la propria ricerca: azioni concrete, modificazioni non sul piano delle chiacchiere verbali o cartacee ma della vita. Un comico che  fa ridere un bambino ha un potere, chi riesce a dare serenità con le sue parole e la sua presenza ha un potere, chi guarisce  devianze psichiche e  malattie ha un potere, chi sa fare l’amore con gioia ha un potere. Ma soltanto nella consapevolezza dei propri limiti si rivela quanto si può realmente fare.

* * *

d: Recentemente ho ascoltato Dario Fo a Brera . Il tema era dedicato a Leonardo da Vinci. Nel discorso ha citato Machiavelli rovesciando tutta l’interpretazione classica: Machiavelli non si rivolgeva al “principe” ma  al “popolo” per istruirlo su cosa fa il potere, insomma voleva apertamente denunciare il comportamento dei potenti nella storia. A sostegno cita un brano in cui Machiavelli in poche parole dice: se la gente è intelligente ed ama la libertà il potere non può prevaricare, bisognerebbe ammazzarla tutta a tal fine ma non rimarrebbe nessuno da comandare. Quindi, dice al Principe di evitare un territorio in cui le persone sono evolute, o meglio, alla gente: siate avvedute e non troverete oppressori.

r: Bella chiosa. Grazie

Nazzareno Venturi

Fonte: http://www.puntosufi.it/16dist.htm

“Il primo modo per valutare l’intelligenza di un principe è vedere di quali uomini si circonda” (Niccolò Machiavelli)