Voglio Una Ruota

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Può un oggetto comune e ‘innocuo’ come la bicicletta essere complice di una rivoluzione? La risposta è assolutamente ‘si’, soprattutto per le donne. A raccontarlo sarà ”Voglio una ruota”, documentario della regista Antonella Bianco, che ha appena lanciato una campagna di crowfunding su Indiegogo per realizzarlo.
”Io ho imparato ad andare in bicicletta a 5 anni – racconta – Per me è normale. Non sapevo che invece intere generazioni di donne hanno dovuto lottare per conquistare questo semplice diritto”. Quando la bicicletta fu inventata, in epoca vittoriana, divenne infatti subito strumento di libertà e progresso. Oltre a spazzar via d’un colpo le scomode gonne in favore dei ben più pratici pantaloni (è nel 1849 che nascono i Bloomers, dal nome dell’attivista americana Amelia Jenks Bloomer), con la bici le donne furono improvvisamente libere di andare e venire come volevano, indipendenti e fuggevoli al controllo di padri e mariti. Incuranti di chi (non poche volte) le prendeva a insulti e sassate, dicendo che la bicicletta non era un mezzo adatto a loro, che avrebbe rovinato l’unità familiare e persino danneggiato l’apparato riproduttivo femminile, le donne hanno continuato a pedalare attraverso il mondo e la storia, inconsapevoli di essere invece pioniere di un cambiamento già in atto su altri fronti più politici, come il diritto al voto.
”Voglio una ruota” (dal claim, ”Non regalatemi dei fiori, voglio una ruota!”), con una tecnica mista tra documentario e animazione, partirà dalle loro storie, da quella di Annie Londonderrry, che nel 1894 girò il mondo su velocipede, o di Alfonsina Strada, che nel 1924 partecipò al Giro d’Italia, per capire quelle di oggi. ”È un documentario che racconta come la bicicletta ha cambiato le donne. E come le donne hanno finito per cambiare la bicicletta”, dice la regista. Già, perché ancora oggi in molti paesi per il genere femminile montare in sella significa sfidare convenzioni sociali e violare la legge. Ecco allora, che il film raccoglierà testimonianze importanti, da Edita Puinskait, unica donna ad aver vinto Giro d’Italia, Tour de France e Campionati del Mondo; a Paola Gianotti, che ha fatto il giro del mondo in bicicletta battendo di 8 giorni il record precedente. E poi storie di dedizione totale, come quella dell’atleta Yaya Sanguineti, o che hanno dell’incredibile come Eyerusalem Dino Keli, ciclista etiope che contro il volere della sua famiglia ha raggiunto Addis Abeba e poi l’Italia pur di realizzare il proprio sogno. E ancora, le ragazze egiziane di GoBike del Cairo, che quotidianamente sfidano il pregiudizio; o Anna Trevisi, giovane atleta del team Giusfredi, che lotta per difendere i diritti e il riconoscimento non solo economico delle atlete. ”Non c’è bisogno di andare chissà dove per capire che la parità dei diritti è ben lontana, persino in Occidente – spiega la Bianco – In Italia, ad esempio, non esiste una legge che riconosca le donne atlete cicliste come professioniste, con tutta la disparità economica e sociale che ne consegue. Ragazze che vincono medaglie d’oro in competizioni internazionali gareggiano come dilettanti”. Obbiettivo finale del crowfunding sono 35 mila euro da raccogliere entro il 17 novembre: un modo anche per supportare il cinema indipendente (donazioni deducibili al 100%). ”Voglio una ruota” avrà un taglio ”tradizionale” di 50 minuti, ma anche una versione on line interattiva con altri racconti e un sito per condividere le proprie storie di bicicletta e libertà.(ANSA).

O_O http://www.vogliounaruota.com/ O_O

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Pubblicato il 15 ottobre 2015 su Radio Cross Lime. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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